Jurgen Habermas, filosofo, sociologo e professore universitario scomparso all'età di 96 anni, rappresentava come pochi altri la volontà della Germania di riscattarsi da quel passato tragico, recuperando i valori universalistici del dialogo e della ragione.
Esponente di spicco della Scuola di Francoforte, è stato l'intellettuale tedesco più influente della sua generazione: coinvolto in tutti i grandi dibattiti del dopoguerra, vedeva nell'Europa l'unico rimedio all'ascesa dei nazionalismi.
Convinto sostenitore di un progetto federale europeo, l'impegno pubblico era, secondo lui, "il compito più importante della filosofia".
Da Starnberg, in Baviera, dove aveva vissuto per decenni, Habermas tenne conferenze regolarmente fino alla sua morte. In due articoli di opinione pubblicati sul quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, riguardanti l'invasione russa dell'Ucraina, sosteneva la necessità di negoziati con la Russia. L'Europa ha sempre ispirato i commenti, gli interventi e gli avvertimenti di Habermas. Insieme alla spinta per l'unificazione, criticò ripetutamente le sue elite politiche dell'Unione europea, sostenendo un maggiore coinvolgimento dei cittadini nel processo di integrazione.
Nato il 18 giugno 1929 a Düsseldorf, Habermas fu membro della Gioventù hitleriana, anche se troppo giovane per partecipare attivamente alla guerra. Nacque con un labbro leporino e subì due operazioni che gli causarono un difetto di pronuncia che lo portò all'emarginazione da parte dei compagni di scuola. Da ciò la sua intuizione della natura profondamente sociale della vita umana e il suo interesse per la comunicazione, centrale in tutte le sue riflessioni.













