«Il mio miglior consiglio a tutti coloro che sono qui, e che accogliamo con piacere, è di seguire le linee guida. Le linee guida sono lì per la vostra sicurezza e la vostra protezione». Questo il commento della ministra degli Emirati Arabi Uniti Lana Nusseibeh alla notizia riportata dalla Cnn e confermata dal governo del Regno Unito: c’è anche un cittadino britannico tra le venti persone incriminate ai sensi delle leggi emiratine sui crimini informatici.
L’uomo, 60 anni, secondo quanto riferito a Dubai per una vacanza, è stato incriminato in base a una legge che vieta la pubblicazione o la condivisione di materiale «che potrebbe turbare la sicurezza pubblica». Il suo caso è stato segnalato da Detained in Dubai, organizzazione che fornisce assistenza legale negli Emirati Arabi Uniti.
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«Ci sono innumerevoli immagini, video e notizie che circolano online sul conflitto. La gente dà per scontato che se qualcosa è già ampiamente condiviso o pubblicato dai media, debba essere accettabile commentarlo o ripubblicarlo. Negli Emirati Arabi Uniti, questa supposizione può essere estremamente pericolosa - ha spiegato la responsabile dell’organizzazione Radha Stirling al Guardian -. Alcuni giornalisti si sono recati a Dubai appositamente per filmare le intercettazioni di missili, inviando i filmati a redattori all'estero che poi li pubblicano dall'esterno del Paese. Ma una volta che questo materiale appare online, i residenti e i visitatori negli Emirati Arabi Uniti che lo condividono o lo commentano potrebbero improvvisamente ritrovarsi accusati di diffondere voci o di compromettere la sicurezza pubblica».













