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Soldati forse per un blitz sull'isola di Kharg e 10mila droni. In Iraq morti altri 6 militari. La strategia Trump e i dubbi del vice Vance

Al termine delle prime due settimane di bombardamenti, Donald Trump e il suo gabinetto di guerra flettono i muscoli della retorica e rassicurano gli alleati sul rapido esito del conflitto. "L'Iran sta per arrendersi, mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi", ha annunciato il presidente in video conferenza con i leader del G7. "La leadership iraniana è disperata e nascosta. Si è rifugiata nella clandestinità, rannicchiata come topi", sono le parole del segretario alla Difesa Pete Hegseth, subito smentito dalla comparsa in pubblico a Teheran del presidente Masoud Pezeshkian.

Se Hegseth non ha evidentemente letto Shakespeare e le sue pagine sul rispetto del nemico in battaglia (L'Enrico V, L'Enrico IV), Trump non può non avere letto (o quantomeno gli è stato riferito) il resoconto del pensiero del suo numero due, JD Vance, trapelato su Politico. Il vicepresidente è "scettico" e "preoccupato per l'esito della guerra alla quale rimane contrario". A riferirlo, un funzionario anonimo della Casa Bianca. Per il presidente è il segnale ad oggi più chiaro delle crepe che all'interno della sua stessa coalizione politica si stanno manifestando di fronte ai costi umani e materiali della guerra.