Il festival di Sanremo è finito, ma il riposo deve ancora aspettare.

Un disco (Maledetti Innamorati), un tour estivo.

E poi il suo primo palazzetto dello sport a Livorno, la sua città. "Che dire? Sono felice. Sto vivendo un futuro che non mi sarei aspettato fino a un po' di anni fa", si racconta all'ANSA Enrico Nigiotti. La sua non è la storia di un successo travolgente, ma quella di un artista che ha costruito la sua carriera un pezzo alla volta, arrivando ad ottenere una sua riconoscibilità da cantautore nel variegato universo musicale. "Vivo di musica, ed è la cosa più bella che potessi desiderare. Non sono esploso, ma non sono neanche di nicchia. Sono in una sorta di limbo che mi permette di fare cose con calma". A 39 anni da compiere a giugno, ha lasciato da parte le intemperie della gioventù, aiutato anche dal fatto di essere diventato padre tre anni fa di due gemelli, a favore di una consapevolezza e una maturità che si trasferiscono anche nella sua musica e nel suo percorso. "Prendi Sanremo - racconta -.

L'ho vissuto molto a focus, molto concentrato: sono andato deciso a fare un campionato a parte, sapendo che non giocavo per vincere e portando una canzone che non aveva ritornello, ma una luce diversa. Di certo non l'ho fatto per il risultato in sé, di cui mi importa poco. Con Ogni volta che non so volare ho portato una canzone che è l'inizio di un progetto, sul quale alla fine lavorerò più di un anno tra disco e tour. Penso di essermela giocata in maniera libera, anche perché c'è stato un momento della mia vita in cui ho rischiato di non fare questo mestiere.