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Bruno Contrada, ex dirigente dei servizi segreti che divenne noto per una complessa vicenda giudiziaria e fu accusato di essere stato complice della mafia, è morto a 94 anni. Contrada fu arrestato per la prima volta nel 1992 e venne condannato nel 2007 in via definitiva a 10 anni di reclusione (di cui quattro scontati in carcere, quattro ai domiciliari e due scontati per buona condotta) per concorso esterno in associazione mafiosa. La condanna fu poi giudicata illegittima dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dalla Corte di Cassazione nel 2017.

Prima di essere accusato di aver aiutato la mafia, Bruno Contrada aveva avuto una lunga carriera in polizia: entrò a 27 anni e nel 1973 gli fu affidata la direzione della squadra mobile di Palermo. In Sicilia ebbe diversi incarichi di responsabilità nella lotta al crimine organizzato e contribuì a molti arresti. Nel 1982 iniziò a lavorare per i servizi segreti civili (allora chiamati SISDE, oggi AISI) e nel 1986 divenne il terzo dirigente dell’agenzia in ordine di importanza.

Contrada fu arrestato su ordine della procura di Palermo nel 1992 con l’accusa di essere «a disposizione di Cosa nostra» sulla base di una serie di dichiarazioni fatte da alcuni collaboratori di giustizia: tra loro, Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo e Rosario Spatola. Si parla di fatti risalenti all’inizio degli anni Novanta: gli anni dell’omicidio del parlamentare siciliano della DC Salvo Lima (12 marzo 1992) e dell’imprenditore Ignazio Salvo (17 settembre 1992), delle stragi di Capaci (23 maggio 1992) e di via D’Amelio (19 luglio 1992) contro i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, delle bombe in via dei Georgofili a Firenze (27 maggio 1993) e in via Palestro (27 luglio 1993) a Milano, delle autobombe esplose a San Giovanni in Laterano e a San Giorgio in Velabro, a Roma, e del fallito attentato contro il giornalista Maurizio Costanzo (14 maggio 1993).