La sindrome del colon irritabile (IBS) è una delle disfunzioni gastrointestinali più comuni, che interessa soprattutto adulti tra i 20 e i 40 anni, con una leggera prevalenza nelle donne rispetto agli uomini, e può essere dolorosa, debilitante, generare ansia e influenzare negativamente la qualità della vita.
La Dott.ssa Zenia Pirone, gastroenterologa ed endoscopista, spiega che “la sindrome del colon irritabile si manifesta con dolore addominale ricorrente almeno una volta alla settimana nei tre mesi precedenti la visita, accompagnato da almeno due dei seguenti sintomi: dolore correlato alla defecazione, dolore associato a modifiche della frequenza delle evacuazioni, dolore legato alla consistenza delle feci, classificate secondo la scala di Bristol, che va da feci dure a palline, morbide, pastose o liquide/acquose. Questi sintomi devono essere presenti da almeno sei mesi e il dolore deve rappresentare il sintomo principale, correlato ai pasti o all’evacuazione”. In base alla frequenza e consistenza delle feci, la IBS può essere classificata in diverse tipologie: C (costipativa), D (diarroica, feci molli o acquose in almeno il 25% delle evacuazioni), M (mista, alternanza di stitichezza e diarrea in più del 25% delle evacuazioni) e U (non classificata, quando non rientra nei criteri precedenti).







