PADOVA - Si sono incontrati poche volte nel giro di meno di due settimane: lei, escort di professione; lui un 39enne che dopo alcune chat era diventato suo cliente e che poi l'aveva denunciata per estorsione per avergli diceva lui spillato 3.602,47 euro dietro la minaccia di sfasciargli la casa se non avesse avuto quei soldi. Un'accusa dalla quale la escort è stata invece prosciolta dal giudice dell'udienza preliminare Elena Lazzarin: al gup è bastato leggere le conversazioni via Telegram e Whatsapp tra lei e il 39enne per capire che nemmeno un centesimo è stato ottenuto dalla donna con violenza o con minacce ma che invece era il pagamento di prestazioni sessuali avvenute e il cui costo era stato anche pattuito in precedenza, come sostenuto dall'avvocato della donna, il penalista Pietro La Piana.

La vicenda che ha avuto come epilogo il proscioglimento della 31enne di origine romena (per la quale la procura aveva chiesto il processo) prende la mossa da una denuncia depositata dal padovano 39enne il 12 giugno scorso ai carabinieri: nel suo racconto, l'uomo spiega ogni passaggio di quella conoscenza nata in chat, sfogliando le pagine web del sito Bakekaincontri.com: è lì che lui si imbatte nel profilo della ragazza e decide di scriverle un messaggio chiedendole di vedersi. A breve giro di orologio è lei a rispondere, spiegando chi è e qual è il motivo per il quale è iscritta sul sito e concordando anche un appuntamento.