Chi sta trascorrendo lunghe ore davanti a un computer o uno smartphone in cerca di un volo per le vacanze estive è tormentato da una domanda, soprattutto se la destinazione è in Oriente: prenoto adesso, prima che le tariffe aumentino ancora di più a causa dei costi del petrolio determinati dalla guerra in Iran, o aspetto qualche settimana, perché magari il conflitto terminerà e i biglietti aerei subiranno una discesa?

«Nessuno ha una risposta - osserva il professor Andrea Giuricin, economista ed esperto di trasporti - il fattore della durata della guerra è determinante». Ad oggi assistiamo già all'applicazione del fuel surcharge da parte di numerose compagnie. È il supplemento applicato per compensare l'incremento del costo del cherosene. Questo ovviamente incide sulla tariffa aerea pagata dal viaggiatore.

«Inoltre - aggiunge Giuricin - i dati di Flightradar ci dicono che le compagnie del Golfo, così importanti per i voli verso Oriente, hanno un'operatività ancora limitata al 50-60 per cento. La speranza è che la situazione si sblocchi, ma l'incertezza regna sovrana».

Il prezzo del jet fuel, il carburante, è di fatto raddoppiato. Certo, la maggioranza delle compagnie aeree ha contratti con prezzi bloccati prima degli aumenti, ma ci si prepara all'impatto. E l'applicazione del fuel surcharge è già cominciata: l'incremento ha un valore medio del 10-15 per cento. Lo hanno già fatto, ma non è un elenco completo, Thai, Sas, Cathay, Air India, Qantas. Ad esempio, il gruppo Air France-Klm ha aumentato il prezzo dei ticket per il lungo raggio: 50 euro per l'andata e ritorno in economy.