Il capo del racket operava da una base a Perugia, da dove contattava le vittime su una piattaforma di incontri per poi raggiungerle nei punti concordati per l'incontro. Incontri che poi si rivelavano un incubo: i complici del front man uscivano dal baule del veicolo per aggredire le vittime a mani nude, così come, in alcune occasioni, anche con coltelli o strumenti atti a offendere. Le prognosi riportate dalle vittime sono state superate in alcuni casi i 20 giorni.