«Per noi è molto strategico puntare a una piattaforma globale nell’asset management e controllarla». E per realizzare questo obiettivo «parliamo con tutti quelli che ci possono aiutare a raggiungerlo». È un Philippe Donnet particolarmente ispirato quello che ieri ha commentato con la stampa i conti Generali del 2025 chiusi con un risultato operativo record a 8 miliardi, «una base solida per alimentare la crescita futura». E così, ha aggiunto il ceo, se sul fronte dismissioni dopo la cessione dell’Irlanda sembra esserci poco spazio di manovra, «perché non sono rimasti molti asset non core», il focus è sullo sviluppo.
La strategia
Tenendo tuttavia ben presente che «sull’M&A il framework non è cambiato», quando si guarda a un’opportunità «la si confronta con il buy back perché la remunerazione del capitale resta la priorità». Un potenziale asse con Mps non metterebbe però in discussione questo pilastro. Nel 2027 scade l’accordo tra l’istituto e il gruppo francese che vale 3,7 miliardi di premi l’anno e «che per la gestione degli asset - ha spiegato il ceo di Generali - si appoggia però a Bnp Paribas». In vista di quell’appuntamento, ha aggiunto Donnet «siamo disponibili a parlare con tutti coloro che ci possono aiutare a fare il nostro mestiere. Sappiamo tutti che scade questo accordo, il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio, forse saremmo un candidato per sostituire Axa. Se possiamo rimpatriare il risparmio italiano in Italia saremmo felici di farlo». Concludendo poi che quella sulla partnership «non è una decisione» che spetterà a Leone. Pronto, tuttavia, a cogliere anche un altro tipo di opportunità, la logica del «parliamo con tutti» vale ancora di più per quelle controparti con cui ci sono già in essere accordi di collaborazione. Il riferimento è a UniCredit «con la quale Generali ha già un accordo di bancassurance in Europa centrale» ma se ci fosse la «possibilità di ampliare la cooperazione industriale c’è la piena disponibilità» del gruppo di Trieste. Che lancia anche una sfida formato europea: va contrastata l’onda americana che vuole prendere il sopravvento su un tema strategico per il continente che è quello della gestione dei fondi pensione. E tanto più in quest’ottica diventa cruciale «costruire una piattaforma europea nell’asset management». Che il partner sia italiano o estero poco importante, l’importante è realizzare un hub radicato nella Ue.






