BELLUNO - La città capoluogo è terza in Italia per calo di botteghe. Basta fare un giro per il centro o nelle aree di periferia e balza subito all'occhio un notevole numero di saracinesche abbassate, che significa moria di servizi, e di conseguenza minore appetibilità abitativa. Che sia un fenomeno che riguarda l’intera penisola è evidente, ma a Belluno denatalità e progressivo invecchiamento della popolazione rendono ancora più preoccupante il quadro in prospettiva futura. Sia sul fronte della tenuta dei servizi, sia su quello dell’appeal del mestiere del commerciante, sempre meno in voga tra le giovani generazioni. Ma ora arriva un dato che più che un campanello d'allarme suona come un'ultima chiamata per il settore. In un’analisi di Confcommercio su 122 Comuni italiani presi in esame per calo di attività commerciali tradizionali dal 2012 a oggi, Belluno si colloca al terzo posto assoluto (-35,8%) preceduta soltanto da Agrigento (-37,5%) e Ancona (-35,9%).

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«Purtroppo questo fenomeno lo avevamo evidenziato da tempo ma non pensavo che nel panorama italiano ci si posizionasse ai vertici di questa disgraziata classifica» commenta il direttore di Confcommercio Belluno Luca Dal Poz. «Bisogna correre ai ripari e spero che questo dato spinga a una maggiore consapevolezza della necessita di politiche di riqualificazione dei nostri centri urbani, e incentivazione all'utilizzo di spazi sfitti, anche calmierando i canoni di affitto dei negozi visto il numero non marginale di vetrine chiuse. Dal punto di vista nazionale, serve intervenire su tutti quei fattori che possono rendere di nuovo attrattivo il commercio al dettaglio, che è importante per la concorrenza, per la qualità di scelta e per l'assistenza al cliente».