La crisi del calcio italiano rischia di riflettersi anche sulla Nazionale. A dirlo è Filippo Galli, ex difensore del Milan e oggi dirigente sportivo, che in un’intervista al Corriere della Sera ha analizzato i problemi strutturali del movimento azzurro, partendo dal rendimento delle squadre italiane in Europa. Il nodo principale riguarda la formazione dei talenti: "Il nostro sistema calcio va ripensato — le sue parole — Non riusciamo più a lavorare sul territorio e non sviluppiamo i talenti. Si lavora più sul player trading, acquistando soprattutto all’estero". Un cambiamento profondo rispetto al passato: "La conclusione è che se ai miei tempi la A era un campionato d’arrivo, ora è un torneo di passaggio”.
Un problema che inevitabilmente si riflette anche sulla Nazionale. "Gli azzurri ne pagano le conseguenze — ha aggiunto — Non dimentichiamo che la percentuale di stranieri in A oscilla fra il 60 e il 70%, perciò la capacità di selezione di Gattuso è limitata". Secondo l’ex rossonero, i giovani italiani non mancano, ma non ricevono abbastanza fiducia nei club: ”Non sono scomparsi — ha detto — Ci sono, ma vengono utilizzati solo in circostanze eccezionali, cioè in concomitanza di infortuni altrui".







