Roma, 12 mar. (askanews) – Dopo una scorpacciata di digitale post-pandemia, i ragazzi della Generazione Zeta si stanno ora riappropriando di una dimensione “disconnessa” della vita: non solo la moda Y2K accompagnata da lettori mp3 vecchia scuola o macchine fotografiche digitali, ma anche un ritorno agli acquisti analogici, che li riporta verso i tradizionali punti di vendita fisici, da soli e in compagnia. Oltre 3 giovani su 4, infatti, ancora oggi continuano a servirsi nei negozi, “vanno a fare shopping” insieme agli amici e (addirittura) spesso dettano l’agenda degli acquisti di famiglia. Tuttavia, questa relazione profonda con il mondo del retail non si traduce, ai loro occhi, in un’immediata attrattività in termini lavorativi. Visto che 4 su 10 scartano a priori l’idea di poter lavorare in un punto vendita o per una catena di negozi. Un vero peccato, dato che il settore della Distribuzione Moderna è in forte espansione e offre numerose opportunità occupazionali, di fatto non sempre colte.
È questa la fotografia del rapporto tra GenZ e consumi che emerge dall’Osservatorio Giovani & Retail 2026, il progetto di ricerca sviluppato da Skuola.net in collaborazione con Noi Distribuzione, l’iniziativa promossa da Federdistribuzione, l’associazione che riunisce e rappresenta le aziende della Distribuzione Moderna in Italia. Un’indagine, informa una nota, che ha coinvolto un campione di 1.000 ragazze e ragazzi tra i 17 e i 25 anni. L’indagine, come anticipato, ha fatto emergere dei risultati sorprendenti. Con il 45% dei giovani intervistati che afferma come il proprio canale d’acquisto prevalente resti il negozio fisico, affiancato quasi in egual misura – nel 32% dei casi – dall’online.







