Quel pizzetto un po’ hipster, gli occhi chiari, i capelli sale e pepe: in tutta questa vicenda infinita, in questi quattro mesi di perizie e ordinanze e commenti spesso pure a sproposito sulla “famiglia del bosco”, Nathan Trevallion ne è sempre rimasto al margine. Protagonista, sì, dell’intera saga, fulcro (frequentemente in ombra) di un focolare finito nell’occhio del ciclone, distante (fisicamente) dai suoi figli fin dal principio: epperò, adesso che si complica ogni cosa, che di trovare una soluzione sembra non ci sia verso, anche ancora di salvezza e punto fondamentale di un equilibrio che, più in bilico di così, non è stato mai.

Guardalo lì. In quelle rarissime immagini “rubate” nel piazzale della struttura protetto di Vasto, con la sua felpa amaranto, i jeans e un borsone di oggetti che probabilmente sono destinati ai tre bambini di otto e sette anni. Cammina tranquillo, è da solo, appena i ragazzini lo vedono gli corrono incontro: non c’è tensione nè apprensione. Con loro ci sono anche alcune educatrici, i gemellini portano in mano un peluche gigante: i loro volti sono pixelati perché è giusto così, sono minori e sono finiti fin troppo sotto i riflettori dal novembre dell’anno scorso, però ci giureresti che sono rilassati, che quello è un attimo di felicità (di normalità) nel tempo che gira dentro il frullatore di emozioni a cui sono stati costretti negli ultimi tempi.