PADOVA - Dai tifosi di Appartenenza Biancoscudata arriva un appello ai sindaci di Padova e Venezia e ai relativi prefetti perché si adoperino per evitare il quasi certo divieto di trasferta nel derby al Sant'Elena in programma martedì prossimo (17 marzo) alle 20, o quantomeno affinché vengano spiegate le reali cause di un'eventuale restrizione già attuata all'andata.

«Il derby non è solo una partita - scrivono in una lunga nota - ma è un patrimonio culturale che appartiene a entrambe le città. È un momento in cui i giovani imparano cosa significa appartenere a una comunità, mentre i più grandi ritrovano il senso di una storia condivisa fatta di rispetto, sfottò, coreografie ed emozioni». E così aggiungono: «Le trasferte a Venezia, per tutte le tifoserie, vengono sempre descritte, anche dalle stesse autorità preposte, come un percorso sicuro con un tragitto rigidamente definito: autostrada, uscita alla barriera di Mestre e arrivo obbligato al Venice Gate Parking, unico punto previsto per parcheggiare e imbarcarsi verso lo stadio. Non esistono alternative e dunque il tifoso ospite non può creare alcun tipo di problematica di ordine pubblico».

Non solo. «L'accesso è consentito solo nel settore ospiti, ai possessori di fidelity card e il biglietto è quindi tracciato. Parliamo dunque di una sicurezza ottenuta attraverso forti limitazioni e non con una gestione equilibrata dell'evento. Negli ultimi vent'anni non si ricordano episodi di violenza, a parte un caso isolato di otto mesi fa nelle strade bellunesi che ha coinvolto una decina di persone, tutte già individuate, denunciate e oggi sottoposte a daspo e quindi già punite con un'indagine chiusa. Dieci persone a fronte di 20.713 spettatori possibili, sommando la capienza dei due stadi e quindi lo 0,04%, un valore matematicamente irrilevante per giustificare un problema di ordine pubblico».