Spinte, strattoni, uomini in divisa che cercano di mantenere la calma. Giornalisti, cameraman. Una piccola folla in movimento, qualcuno grida in arabo. Poi si vede lui, l’espulso, che cerca di mantenere la dignità, si riassetta la giacca strapazzata dai contestatori e si allontana.

Scene da un funerale nel Libano meridionale impietosamente ritrasmesse su X. Le esequie sono quelle del sacerdote Pierre El-Raï mentre l’uomo allontanato dalla commemorazione è Elias Jradeh, chirurgo oculista e deputato al Parlamento di Beirut in una lista indipendente. Il filmato arriva da Qoley'a, nell’estremo sud del Paese dei Cedri, e Jradeh viene cacciato dal funerale per un motivo tutto politico: è a favore di Hezbollah.

Sulla testata Içi Beyrouth si legge che la morte del sacerdote El-Raï «non è solo una tragedia locale ma agisce come un rivelatore brutale di una realtà che molti preferiscono aggirare: in questa parte del Paese, la parola di un prete pesa infinitamente meno delle armi di una milizia. E questa milizia ha un nome: Hezbollah». Un movimento politico con un manipolo di deputati in Parlamento ma soprattutto una milizia armata fino ai denti che, soprattutto in virtù della sua dotazione missilistica, ha sempre tenuto in scacco lo stesso Libano. «Ma nessuna democrazia può rivendicare la sovranità quando una milizia possiede più armi dello Stato».