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12 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 11:04

“Negli ultimi tre anni abbiamo recuperato, in termini di introiti effettivi per gli enti danneggiati, quasi 51 milioni di euro. Dati che difficilmente riusciremo a replicare dopo la riforma Foti, visto che il risarcimento non potrà superare il 30% del danno erariale accertato o due annualità di stipendio. Vuol dire che il 70% resta accollato a noi contribuenti. Danneggia i cittadini e la collettività”. Anche il procuratore regionale della Corte dei Conti della Lombardia Paolo Evangelisti boccia la riforma della magistratura contabile con cui la maggioranza di destra ne ha limitato le funzioni e ha ridisegnato la responsabilità erariale di amministratori e funzionari pubblici. Con il risultato di indebolire la tutela delle finanze pubbliche e scaricare il peso degli errori gestionali sui cittadini.

“Questa novità normativa”, ha rincarato il presidente Vito Tenore incontrando i giornalisti prima della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, “non ha una ratio rispondente a verità”. È stata giustificata con la necessità di superare la presunta “paura della firma“, ma si tratta di una “categoria onirica“, ovvero inesistente: “L’unico studio sulla materia, realizzato da Forum Pa nel 2017, dice che la preoccupazione dei dirigenti nasce da un quadro normativo mal redatto, dalla mancanza di un nocchiero che dia indicazioni sulla rotta da percorrere, dalla frammentazione delle competenze della pa, dalla scarsa formazione, dai criteri reclutamento non meritocratici”. Solo dopo, non certo in cima alla lista, arriva il timore della magistratura, che svolge il suo compito di “far rispettare le regole”. A riprova dell’inutilità del tetto, Evangelisti ha ricordato il precedente dello “scudo erariale” introdotto durante l’emergenza Covid e poi prorogato per cinque anni e mezzo, in base al quale non si rispondeva in caso di comportamenti omissivi gravemente colposi. “In questi anni non ho colto maggiore efficienza da parte della pa…”.