Quando Diana Rincón lo trovò, Angelito aveva appena dieci giorni di vita. Questo gatto bianco era stato abbandonato e le sue condizioni erano drammatiche: era molto magro e non riusciva a muovere le zampe posteriori. Il piccolo corpo sembrava quasi privo di forza. I suoi arti, ricorderà poi Diana, “sembravano uno straccio”. La donna lo portò immediatamente dal veterinario, sperando in una cura. Ma quello che si sentì dire fu devastante.
Il consiglio che nessuno vorrebbe ricevere
Dopo le visite, diversi veterinari furono diretti: a causa della grave disabilità, secondo loro Angelito non avrebbe mai potuto condurre una vita dignitosa. La soluzione che molti suggerirono era solo una sola: eutanasia. Per Diana, però, accettarlo era impossibile. “Dopo ogni visita dal veterinario uscivo in lacrime – ha raccontato in un’intervista a Telemundo -. Dicevo: non posso farlo. Non riesco”. Perché mentre gli esperti parlavano di prognosi e probabilità, lei vedeva altro: un gattino che continuava a mangiare, giocare e cercare la vita con tutte le sue forze.
La scelta di non arrendersi
Diana decise di provarci comunque. Cominciò con cure quotidiane fatte di pazienza e dedizione: massaggi per stimolare i muscoli, vitamine, controlli veterinari e, soprattutto, una presenza costante. Angelito veniva nutrito con il biberon e circondato dall’affetto della casa e dalla compagnia di altri gatti. Poco alla volta qualcosa cambiò. Il gattino continuava a dimostrare una voglia di vivere che sembrava più forte di qualsiasi diagnosi.






