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12 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:15
I giganti tecnologici americani entrano ufficialmente nel mirino dei missili e dei droni iraniani, perché Teheran li considera parte integrante ed essenziale della macchina bellica americana. L’antipasto era stato servito il 3 marzo, quando velivoli senza pilota (manovrati a distanza) avevano attaccato 3 data center di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi. L’11 marzo Tasmin, l’agenzia di stampa degli Ayatollah, ha incluso sedi, uffici e infrastrutture dei colossi americani tra i legittimi obiettivi militari del regime. “Con l’espansione della guerra regionale, la portata diventa gradualmente più ampia”, si legge nel documento. La lista dei potenziali bersagli ora include Google, Amazon, Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir. A rischio le sedi di lavoro, i data center e i centri di ricerca, le infrastrutture, ovunque siano, in Israele e nei Paesi del Golfo, comprese Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi.
Per la prima volta Big tech è un obiettivo di guerra, come mai? “La fusione quasi organica, dei giganti tecnologici con l’esercito americano, è un dato di fatto e viene ostentata senza alcun pudore”, dice a ilfattoquotidiano.it Michele Colajanni, esperto di difesa e sicurezza informatica. Quali sono le tecnologie decisive sui nuovi campi di battaglia? “Intelligenza artificiale e cloud per archiviare dati – dice il docente dell’università di Bologna – gli stessi strumenti vitali anche per la vita quotidiana dei cittadini lontani dal fronte”. L’uso militare delle tecnologie civili, del resto, era stato già avviato da Israele, innescando il boicottaggio contro Microsoft per i servizi cloud utili anche a bombardare Gaza. Sull’onda delle proteste Redmond capitolò, revocando all’esercito di Tel Aviv la licenza del pacchetto software Azure. Ma l’uso bellico dell’Intelligenza artificiale, sostenuta dai dati nella “nuvola”, è stato adottato da Trump anche per catturare il presidente venezuelano Nicolas Maduro, secondo il Wall street journal.








