La guerra del Golfo rischia di diventare la più grave crisi per il turismo organizzato dopo il Covid. Secondo la Wttc, organizzazione mondiale che rappresenta le imprese del settore viaggi e turismo, l’operazione Epic Fury ogni giorno provoca oltre 600 milioni di dollari di perdite al comparto tra mancati viaggi aerei, rinunce oltre alla chiusura degli spazi aerei e una ridotta o bloccata operatività degli hub del Medio Oriente.

Hub come quelli di Dubai, Abu Dhabi, Doha e Bahrein “valgono” il 5% degli arrivi e il 14% dei transiti al mondo, circa 526mila passeggeri ogni giorno. L’instabilità e le disdette creano poi un effetto domino che si ripercuote su hotel, ristorazione, crociere, noleggi auto e servizi legati ai viaggi. «La storia dimostra che il settore può riprendersi rapidamente, soprattutto quando i governi supportano i viaggiatori attraverso il supporto alberghiero o il rimpatrio – spiega Gloria Guevara, presidente e ceo del World travel & tourism council (Wttc) –. La nostra analisi delle crisi precedenti dimostra che gli incidenti legati alla sicurezza spesso registrano i tempi di ripresa più rapidi per il turismo, in alcuni casi anche di due mesi, quando i governi e l’industria collaborano per ripristinare la fiducia dei viaggiatori». Quest’anno prima della guerra, secondo le previsioni della Wttc, la spesa dei visitatori internazionali in tutta la regione avrebbe raggiunto i 207 miliardi di dollari.