Le 12 fatiche di Asterix compie mezzo secolo e non ha perso nulla della sua fantasia, bellezza, della sua capacità di essere un simbolo di tutto ciò che i personaggi di Goscinny e Uderzo dal 1959 continuano a rappresentare. Irresistibile, costellato di gag e trovate straordinarie, questo gioiello non ha mai smesso di rappresentare un punto di riferimento per ogni fan dei due guerrieri Galli, per chiunque ami l'animazione.Un'avventura a metà tra commedia e omaggio al mitoLe 12 fatiche di Asterix è considerato tuttora da quasi tutti il miglior film mai realizzato su Asterix & Obelix, su quel duo che dal 1959 ci fa compagnia, e di cui il grande schermo ha cercato (non sempre riuscendoci bene) di narrarci le avventure. Si trattò di un progetto completamente ex novo, non era tratto da nessuno degli albi che tanto avevano spopolato in giro per il mondo e forse per questo risulta ancora oggi il film più godibile, più divertente e sorprendente. Goscinny lo aveva già sperimentato con il suo Lucky Luke e decise che i due Galli si prestavano se possibile ancor di più dell'infallibile pistolero a un'operazione di questo tipo. Tanta, tantissima fantasia ci misero lui, Uderzo e Pierre Tchernia, nel pensare ad uno scontro finale tra Giulio Cesare, Roma e quel villaggio che resiste grazie alla mitica pozione magica.Il punto di partenza fu una delle personalità più famose della storia della mitologia: Eracle. Le fatiche però cambiarono completamente, non fosse altro per mettere molta più carne al fuoco e permettere a Le 12 fatiche di Asterix di proporre un elenco di personaggi, luoghi, eventi e soprattutto gag, incredibilmente vario. Non fu semplice, stiamo parlando del resto di animazione anni ‘70, tutto era fatto a mano e richiedeva una quantità di lavoro a dir poco titanica. Fu necessario mettere assieme un team artistico a enorme per realizzare gli oltre 500mila disegni necessari a creare il film. Va ricordato che ogni disegno naturalmente doveva essere coerente con quello precedente, e ne servivano in media una dozzina per creare anche solo pochi secondi di scena. Una fatica immane a dir poco.Il 13 febbraio del 2016 usciva nelle sale non solo un film d'animazione su animali antropomorfi, ma un'analisi della società malata del nostro tempoMa il risultato, non a caso, ancora oggi dopo 50 anni è ricordato da tutti. Le 12 fatiche di Asterix parte mostrandoci l’assoluta incredulità dei romani, dei senatori, che da anni non si spiegano come sia possibile che quel piccolo villaggio resista ad ogni possibile offensiva delle legioni di Roma. Giulio Cesare, presa la cosa sul personale, decide di mettere gli abitanti di fronte ad una sfida sulla carta impossibile: superare una serie di sfide impossibili per un comune mortale. Se perderanno, il loro villaggio verrà inglobato nel territorio romano, se vinceranno, ebbene sarà Roma ad arrendersi, dal momento che avranno dimostrato la natura divina del loro valore. Se Ercole se l’era dovuta vedere con l’Idra, il Leone di Nemea, le stalle Re Augia e tante altre terribili nemesi, i Galli invece devono cominciare un viaggio in giro per tutto l'Impero.Inutile dire che gli esiti saranno a dir poco esilaranti, un vero road movie dove parodia, demenzialità, comicità slapstick, andranno di pari passo. Le 12 fatiche di Asterix risulta particolarmente importante perché si tratta di un prodotto totalmente autoriale, il duo Goscinny-Uderzo aveva già fatto uscire due film, Asterix il gallico e Asterix e Cleopatra, due gioiellini, che però avevano notevoli difetti in quanto a resa estetica, ritmo. Goscinny e Uderzo decisero di fondare quindi uno studio proprio, lo Studios Idéfix, per avere il controllo creativo totale. Il film in effetti è ambizioso, a distanza di mezzo secolo certi difetti si vedono tutti, intendiamoci, è comunque un'opera del suo tempo, ma i dialoghi, le trovate, la satira e parodia di alcuni dei topoi per eccellenza del mondo sia antico che moderno, sono di un livello superiore.Un elenco geniale di personaggi, prove e parodieLe 12 fatiche di Asterix strizza sovente l'occhio non solo al mito classico, ma persino a film di Bruce Lee, al cinema muto, all'idea di un eroe, anzi due eroi, che se la devono vedere con tutto il mondo, uno stuolo di campioni, luoghi, culture, da cui loro ovviamente emergeranno vincitori. E quindi eccoci qui, 50 anni dopo, a ripensare a la misteriosa “Bestia” che viene divorata da Obelix, capace di far ammattire anche Mannekenpix, il cuoco belga dei Giganti, con il suo appetito sconfinato. Se la vedrà brutta invece contro il judoka Cilindric il germano, che verrà sconfitto con uno stratagemma da Asterix. I due alternano la forza, l'appetito, lo sprezzo del pericolo degni di un Eracle, con l'astuzia di un Ulisse. Non è un caso che tali elementi vengano addirittura aumentati rispetto allo standard, vista l'origine stessa della storia.Ma il mito non è sacro, esso viene sbeffeggiato, assieme ai romani, nella sezione dedicata all'isola del piacere, quando le bellissime sacerdotesse per poco non seducono i Galli (un po' come i mangiatori di Loto e Circe assieme) salvo poi inorridirli quando rivelano che non si mangia altro che nettare e ambrosia, i cinghiali non sono previsti. Kermes il lanciatore di giavellotto persiano, il Campione olimpico di corsa Melinos, l'ipnotista egiziano Iris, sono tutti tasselli di un viaggio cosmopolita con cui Le 12 fatiche di Asterix ci ricorda quanto più grande, misterioso e gigantesco apparisse il mondo agli antichi. Poi arriva il lasciapassare A38, la burocrazia come il vero, grande mostro da sconfiggere, quello che per poco non fa ammattire i due eroi. L'hanno inventata i romani come la conosciamo noi ed è la sequenza più istrionica, folle, allucinata.Il successo dell'inedito Jumpers pone lo studios animato di fronte a un bivio: insistere sulle storie nuove o andare sull'usato sicuro?A vederla oggi, pare quasi un viaggio distopico o una visione da funghi allucinogeni, è un momento quasi inquietante. Il baratro da superare camminando su un filo, il Saggio della Montagna che fa il reclame di un detersivo, i fantasmi dei legionari morti, sono altri sberleffi geniali alla sacralità di quel mondo, dei suoi protagonisti, a cui abbiamo dedicato monumenti, poemi, film e i nostri pensieri, ma che in realtà erano probabilmente molto più banali di quanto immaginiamo. “Sono Pazzi Questi Romani!” dicono sempre Asterix ed Obelix, ed in effetti non si può che provare piacere e quasi invidia per l'anarchica libertà con cui i due scorrazzano in mezzo a quell'Impero fatto di piccoli uomini come Caius Papus, di senatori, impiegati, contabili, capiufficio, legionari, tra citazioni cinematografiche e omaggi al peplum che fu.Infine eccoli nel Colosseo, a battersi con belve e gladiatori, a sconfiggere un Cesare che si mette a fare il pensionato con Cleopatra. Il finale sfonda la quarta parete, è magia e improvvisazione, è la conferma di quanto Asterix ed Obelix siano amati perché capaci di essere un simbolo di sovversione della logica, della Storia immutabile, di come va il mondo. Dopo mezzo secolo, con diversi live action scadenti, una serie tv, una marea di videogiochi, altri film d'animazione con le tecniche più avanzate, Le 12 fatiche di Asterix rimane tuttavia il punto più alto mai raggiunto dal franchise al di fuori della carta stampata, dove rimane imbattibile. Il suo fascino vintage, la sua genuinità, l'allegria che sa trasmettere, rimangono simbolo di un tempo in cui l'animazione era davvero qualcosa di sorprendente.L'articolo è stato aggiornato il 13 marzo 2026 per correggere alcuni refusi ed errori (ci scusiamo con i lettori e ringraziamo per la segnalazione)
Le 12 fatiche di Asterix dopo 50 anni è ancora l'avventura gallica più bella di sempre, irresistibile e geniale
Il 12 marzo 1976 debuttava il film cult sui personaggi di Goscinny e Uderzo, un mix perfetto di comicità e parodia













