"La natura è la più grande stilista" è il pensiero filosofico non nuovissimo a dire il vero, che ha ispirato la collezione Louis Vuitton Autunno/Inverno 2026, a Nicolas Ghesquière, il suo direttore creativo.

Montagne, foreste, pianure.

Abiti che si sono evoluti grazie a reazioni istintive e interazioni con il nostro clima e con l'ambiente circostante, per resistenza, protezione, libertà. E che diventano moda. Una visione amplificata di ciò che ci circonda, una super natura. Così anche l'idea del viaggio, che ha decretato dall'inizio il successo del marchio Vuitton, viene stavolta superata dallo stilista, che ritorna a un tempo in cui per viaggiare bisognava proteggere il corpo.

Nel Cour carrée del Musée du Louvre, s' immagina un neo-paesaggio. Ideato dallo scenografo Jeremy Hindle, è un'astrazione del naturale, la sua rappresentazione attraverso un prisma di futuro. Fondendo esterno e interno, la scenografia trasforma i viaggi dei modelli in un dipinto pastorale, un'allegoria moderna, una favola fantascientifica, che mostra donne primordiali tra le verdi colline del Giura. Le forme estreme e i dettagli degli abiti sono plasmati dagli elementi elementari: vento, pioggia, sole. Le silhouette sono definite dalla vita nella natura. Come i costumi tradizionali, questi abiti sono plasmati dal modo in cui le persone hanno vissuto, dal nostro senso di appartenenza e da verità passate e presenti.