Industrial Accelerator Act è la sigla con la quale il governo comunitario dichiara di volersi svegliare da un interminabile sonno che ha completamente sopito il peso del sistema manifatturiero continentale, pur in presenza di tre nazioni, la nostra, la tedesca e quella francese, posizionate tra le prime dieci dell’intero globo per produzione industriale ed export.
C’è da sperare che questo risveglio improvviso non tardi a dare corso alla concretezza, che mai come in questo momento è necessaria per dare un diverso peso alla comunità europea nel nuovo scacchiere mondiale in fase di definizione, sotto il dominio Usa da una parte e cinese dall’altra, con un terzo incomodo che avanza a passi ultra veloci che è l’India. Ridare un insostituibile peso all’industria, contando su risorse finanziarie proprie, senza escludere, ma limitandole, quelle dall'estero, deve rientrare a pieno titolo nel programma che dovrà declinarsi il prima possibile, visto i ritardi tecnologici, ma anche formativi del capitale umano.
Obiettivi principali del programma debbono essere quelli di rafforzare i settori strategici della manifattura continentale che si basano su tecnologie pulite e sulla capacità delle imprese di aumentare la possibilità-potenzialità di competere, mettendole in condizioni di poter affrontare la concorrenza estera, a cominciare da quella cinese, ma anche statunitense. Rafforzare le filiere è essenziale, esse rappresentano circa il 15% della composizione della manifattura europea, e sono una componente insostituibile della economia di Eurolandia. Riguardano settori primari tra i quali spiccano siderurgia, alluminio, cemento e acciaio, automotive, batterie, energia eolica, pannelli solari ecc...






