Milano, 11 mar. (askanews) – Dal 2011 a oggi in Piemonte si contano più di 25 inchieste giudiziarie sulle mafie, con oltre 450 indagati, mentre la presenza della ‘ndrangheta è stata accertata in almeno 24 comuni attraverso 16 Locali e 30 ‘ndrine. È il quadro tracciato da Libera nel dossier “Non è altrove. Mafie, corruzione e responsabilità civica in Piemonte”, diffuso in vista della XXXI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in programma il 21 marzo a Torino.

Il report raccoglie i principali dati emersi da fonti investigative e istituzionali: reati spia, interdittive antimafia, segnalazioni sospette della Uif della Banca d’Italia e numeri delle principali inchieste della magistratura. Accanto al dossier, Libera lancia anche un podcast in quattro episodi, disponibile sulle principali piattaforme audio dall’11 marzo. Entrambe le iniziative accompagnano il percorso verso la manifestazione nazionale del 21 marzo, che partirà da piazza Solferino e arriverà in piazza Vittorio, dove saranno letti gli oltre 1.100 nomi delle vittime innocenti delle mafie.

Per l’associazione il punto di svolta resta l’8 giugno 2011, giorno dell’operazione “Minotauro”, che portò all’arresto di 142 presunti ‘ndranghetisti e loro complici e cambiò la percezione della presenza mafiosa nella regione. Da allora, osserva Libera, si è prodotto un “effetto valanga”: i procedimenti aperti in Piemonte hanno mostrato come il radicamento criminale non sia episodico ma in costante evoluzione. Quei processi hanno fatto emergere la continuità dei legami con altre regioni italiane e la funzione del Nord come crocevia strategico per traffici illeciti, reinvestimento di capitali, copertura di latitanze, infiltrazione negli appalti, investimenti nell’economia legale e costruzione di relazioni politiche e sociali.