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Ultimo aggiornamento: 12:26

Fino a poche settimane fa viveva nel suo appartamento, a Washington. Ma ora, scrive il New York Times, la residenza della procuratrice generale Pam Bondi è stata trasferita in una base militare della capitale federale, a seguito delle minacce ricevute nella gestione degli Epstein files e da parte dei cartelli dopo la cattura del dittatore venezuelano Nicolas Maduro. Non è la prima funzionaria di questa amministrazione a essere trasferita in una base: come lei anche il principale consigliere del presidente Stephen Miller, il segretario di Stato Marco Rubio, l’ex segretario alla sicurezza interna Kristi Noem, e il segretario alla Difesa Pete Hegseth. Per quanto non sia un inedito nella storia degli Stati Uniti, “questa – prosegue il Nyt – sembra essere la prima amministrazione a sfruttare in modo così diffuso gli alloggi militari finanziati dai contribuenti per ospitare persone nominate politicamente che non hanno un legame diretto con l’esercito“. Sebbene manchino dichiarazioni ufficiali rispetto ai motivi del trasferimento, in queste settimane Bondi – accusata di insabbiamento degli Epstein files – si trova ad affrontare continue critiche per la gestione da parte del dipartimento dei fascicoli pubblicati in base a una legge approvata dal Congresso dopo mesi di pressioni pubbliche e politiche. Cinque repubblicani della Commissione di Vigilanza della Camera si sono uniti ai democratici votando il 4 marzo per citarla in giudizio, chiedendole di rispondere alle domande sotto giuramento, in segno di crescente frustrazione tra i membri dello stesso partito del presidente. Insomma, una storia complessa la cui fine è ben lontana.