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Intorno alla morte violenta di un ragazzo di 28 anni sono nate due inchieste parallele, ma la storia è piena di punti oscuri e colpi di scena

Quella dell’omicidio di Alban Gropcaj è una storia piena di punti oscuri e colpi di scena. Intorno alla morte violenta di un ragazzo di 28 anni sono nate due inchieste parallele: una in Brasile, dove Alban è stato ucciso esattamente sette anni fa, il 18 febbraio 2019, e una in Italia dove vivono le due persone accusate di avere pianificato e commissionato il delitto. Un caso molto raro in cui il "ne bis in idem" internazionale non viene applicato: questo perché gli inquirenti individuano due fasi distinte. La progettazione dell’omicidio sarebbe avvenuta in Italia, mentre l’esecuzione appunto in Brasile.

Della vicenda si sono occupate anche le "Iene", in ben quattro puntate. E in Albania, dove Alban è nato, sta avendo grande rilievo con servizi della tv nazionale. Mentre il governo di Tirana ha chiesto ufficialmente, attraverso l’ambasciata in Brasile, di essere informato sul processo. Accusati di essere i mandanti dell’uccisione premeditata del giovane sono Guido Bertola, imprenditore 72enne, e la sua compagna Silvia De Souza, di 30 anni più giovane. Sono assistiti dall’avvocato Simone Bianchino. Alban, cresciuto a Mondovì, era cittadino italiano. Era operaio specializzato nella ditta di Bertola che si occupa di tagli laser di lamiere. Alban e la gemella Ana sono stati cresciuti dal fratello maggiore Ilir, che oggi vive in Germania. È da Ilir, con l’avvocato Vittorio Tusa, che è partita la denuncia che ha fatto aprire dalla Procura di Cuneo un’inchiesta parallela a quella brasiliana. «Sono ormai passati sette anni - dice Ilir Gropcaj -, per noi è un calvario. Non capisco questi ritardi nelle indagini italiane. Non so più cosa fare per ottenere giustizia per mio fratello... Tutto questo non ha senso». Il giovane poi ucciso viene descritto come un lavoratore instancabile, era fidanzato, aveva la fiducia dei datori di lavoro ed era amico di uno dei due figli dell’imprenditore. Lo stesso Bertola ha dichiarato: «Per me Alban era come un figlio».