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Ultimo aggiornamento: 8:39

Dichiarazione tardiva o dichiarazione omessa? A quali rischi si va incontro se non si è adempiuto ai propri obblighi fiscali in tempo? La riforma fiscale introdotta con il DLgs. n. 87/2024 ha ridisegnato il sistema sanzionatorio italiano con l’obiettivo dichiarato di renderlo più proporzionato e meno punitivo per i contribuenti che si regolarizzano. A partire dal 1° settembre 2024, le nuove regole si applicano a tutte le violazioni commesse da quella data in poi, portando cambiamenti significativi sia per chi agisce entro i primi tre mesi, sia per chi supera la soglia critica dell’omissione.

Presentare la dichiarazione entro i 90 giorni dalla scadenza significa muoversi in una zona franca dove il fisco considera il documento ancora valido a tutti gli effetti, ma punisce la pigrizia con una piccola “multa” simbolica. Per regolarizzare la propria posizione il contribuente deve utilizzare lo strumento del ravvedimento operoso, che permette di versare spontaneamente una sanzione ridotta di soli 25 euro, pari a un decimo del minimo edittale, utilizzando il codice tributo 8911 all’interno del Modello F24.

Il discorso si complica se dalla dichiarazione emerge che il contribuente avrebbe dovuto pagare delle tasse. In quel caso, oltre ai 25 euro per il ritardo formale, è necessario versare le imposte vere e proprie (quelle che si sarebbe dovuto pagare a tempo con la presentazione della dichiarazione dei redditi) aggiungendo gli interessi legali, che per il 2026 sono fissati all’1,60%, e una sanzione ridotta calcolata sui giorni di effettivo ritardo nel pagamento. Se ad esempio dovesse essere versato tutto tra il trentunesimo e il novantesimo giorno, la sanzione sulle tasse è dell’1,67% (la base su cui effettuare i calcoli sono le tasse che il contribuente avrebbe dovuto pagare).