Per 25 anni è stato uno degli uomini più potenti della sanità siciliana. Ha guidato l’azienda sanitaria più importante dell’Isola, quella di Palermo, fino ad arrivare ai vertici del dipartimento più ambito dell’assessorato della Salute, la Pianificazione strategica che gestisce risorse per dieci miliardi di euro l’anno. Sotto l’ala del suo padrino politico Angelino Alfano, è volato al Parlamento europeo. Ma l’ultima riga della rampante carriera del manager-politico Salvatore Iacolino — la nomina a direttore generale del Policlinico di Messina - sarà cancellata dal suo curriculum: ieri, dopo la notifica dell’avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa - la giunta ha decretato la sospensione dall’incarico. E i suoi legali in serata hanno fatto sapere che aveva già deciso di dimettersi.

Nato a Favara 62 anni fa, l’avvocato Iacolino ha sempre frequentato le segreterie di partito. La sua ascesa inizia alla fine degli anni Ottanta prima come semplice dirigente, poi come direttore amministrativo all’Asl di Agrigento. È da lì che arriva alla corte di Alfano, l’enfant prodige del partito di Berlusconi. Alla fine degli anni Novanta diventa assessore comunale ad Agrigento. Nel 2005, Alfano lo propone all’allora segretario regionale forzista Gianfranco Micciché come direttore generale dell’Asl di Palermo. Il governo Cuffaro lo nomina in quota Alfano. Ruolo che manterrà fino al 2009, quando il Popolo delle libertà lo candida al Parlamento europeo. Durante la campagna elettorale, rompe con Micciché che caldeggia un altro candidato.