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10 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:05
Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del PdL, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione del boss di Favara, suo compaesano, Carmelo Vetro, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie al suo ruolo. Sono finiti in manette sia Vetro sia un importante dirigente regionale, Giancarlo Teresi. Quest’ultimo, già finito in cella per corruzione 6 anni fa e ancora sotto processo, è stato ritenuto “indispensabile” dai vertici amministrativi regionali tanto da continuare a rivestire ruoli di vertice oltre l’età pensionabile. Dalle indagini emerge come ben due direttori generali dei dipartimenti inquadrati nell’assessorato Infrastrutture, Salvatore Lizzio e Duilio Alongi, hanno sollecitato Teresi a presentare la domanda per la permanenza in servizio.
Vetro, mafioso e massone, ha un profilo criminale “di tutto riguardo” e conoscenze di alto livello. Nella sentenza di condanna a 9 anni subita e ormai definitiva i giudici scrivono che “è un uomo a disposizione di Cosa Nostra fin dalla tenera età, si muove abilmente all’interno della consorteria, forte della storia familiare e desideroso di avanzare frettolosamente nella carriera criminale”. Pur non avendo (e non potendo avere) alcuna carica nella società sponsorizzata da Teresi, l’Ansa Ambiente, il boss interloquiva con gli uffici regionali, dettava le regole per appalti in corso e da assegnare, consegnava “tangenti” negli uffici comunali, “dimostrando che l’associazione mafiosa è tutt’altro che respinta da chi deve occuparsi del bene pubblico”, scrivono gli inquirenti.











