Milano, 10 mar. (askanews) – In Giamaica lo sprint è quasi un fatto nazionale. Un’isola di meno di tre milioni di abitanti ha prodotto e continua a sfornare alcuni dei velocisti più forti della storia: Usain Bolt, Yohan Blake, Asafa Powell. Nomi che negli ultimi vent’anni hanno trasformato una piccola nazione caraibica nella capitale mondiale dei 100 metri. Per capirne le ragioni basta ascoltare chi quella storia l’ha vissuta dall’interno.
Nesta Carter ha corso i 100 metri in 9 secondi e 78 centesimi: un tempo che lo colloca al 12esimo posto nella classifica mondiale di tutti i tempi. Quel 9″78 fu realizzato nel 2010 a Rieti ed è ancora oggi il tempo più veloce mai corso sui 100 metri in Italia. Lo abbiamo incontrato per strada a Kingston: è stato lui a fermarci, sentendoci parlare italiano. Un dettaglio che racconta da solo quanto sia profondo il suo legame con il nostro paese.
Secondo Carter il segreto dello sprint giamaicano nasce molto presto, quasi prima che i ragazzi sappiano cosa sia una finale olimpica. Tutto parte dalle scuole e dai campionati studenteschi. I Boys and Girls Championships, la grande competizione nazionale tra licei, riempiono ogni anno lo stadio nazionale di Kingston con oltre trentamila spettatori e vengono seguiti in televisione in tutta l’isola come un grande evento sportivo.






