Milano, 2 apr. (askanews) – Era davanti a un supermercato, occhiali da sole, nessun séguito. È stato lui a fermarsi, sentendoci parlare italiano. Nesta Carter – 9″78 sui 100 metri a Rieti nel 2010, ancora oggi il tempo più veloce mai corso su una pista italiana, dodicesimo nella classifica mondiale di tutti i tempi – sorride e spiega: per oltre dieci anni la nazionale giamaicana ha usato Lignano Sabbiadoro come base di allenamento estivo. “L’Italia è diventata come una parte di noi”, dice. “Da lì ci muovevamo per gareggiare in Europa. Abbiamo un’altra famiglia anche lì”. Poi si allontana, senza fretta.In Giamaica capita così: l’isola che ha trasformato lo sprint in una questione nazionale ti viene incontro senza preavviso.
Carter è compagno di squadra di Usain Bolt e fa parte di una generazione – insieme a Yohan Blake e Asafa Powell – che ha trasformato un’isola di meno di tre milioni di abitanti nella capitale mondiale dei 100 metri. Il segreto, dice, comincia tra i banchi di scuola. I Boys and Girls Championships, la competizione nazionale tra licei, riempiono ogni anno lo stadio di Kingston con oltre trentamila spettatori. “Cominciamo con i campionati scolastici e prima ancora con le competizioni preparatorie. Poi ci sono le gare dei Caraibi e da lì si passa ai Mondiali junior. Questo grande inizio nell’atletica è davvero la base di come diventiamo bravi”. Alle superiori capita che ragazzi corrano i 100 metri sotto i 10″30 – tempi che in molti paesi europei basterebbero già per i campionati nazionali. Carter ha lasciato le piste, ma il suo 9″78 di Rieti è ancora nelle tabelle mondiali.






