C’è una contraddizione silenziosa nel rapporto tra l’Europa e l’Intelligenza Artificiale generativa.

Da un lato, la tecnologia si presenta con un’aria familiare: apri un’interfaccia, scrivi una domanda in italiano corrente, e ottieni una risposta fluida, ben strutturata, apparentemente competente. Dall’altro, stiamo integrando questi stessi sistemi in ambiti dove l’errore non è un inconveniente tecnico ma un costo che ricade su persone reali, dalla sanità alla giustizia, dall’educazione all’amministrazione pubblica, e dove l’efficienza non è mai neutra, perché si intreccia con responsabilità, fiducia e diritti fondamentali.

L’immagine più efficace per descrivere questa fase è quella del titolo: un veicolo sempre più potente guidato da chi non ha mai preso la patente. Non perché la guida sia semplice, ma perché l’interfaccia è progettata per sembrare tale.

L’esperienza d’uso riduce la frizione cognitiva al minimo.

Il linguaggio naturale rende “naturale” la delega. E così scatta quel passaggio sottile e pericoloso per cui una risposta scorrevole e contestualizzata viene percepita come affidabile, anche quando non possiede alcuna delle garanzie epistemiche che associamo alla conoscenza verificata.