La guerra in Iran rischia di far deflagrare gli equilibri di potere ai vertici delle istituzioni europee.
Certo, con due conflitti alle porte e il Golfo in fiamme, anche pazienza. D'altra parte i 27, quando si tratta di Medio Oriente, Israele o Gaza, sono divisi e lo sono da tempo.
La novità, però, è che le tensioni politiche si stanno riversando mai come ora sulle persone. Ursula von der Leyen, tanto per essere chiari, è sulla graticola: la politica estera, è la tesi sbandierata apertamente dalla Francia, non le compete e tutte queste prese di posizione - ammiccanti a Trump - iniziano a suscitare perplessità. Soprattutto a chi chiede più spina dorsale.
Primo segnale. Il (socialista) presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, parlando a porte chiuse con gli ambasciatori europei, riuniti a Bruxelles per l'annuale conferenza, ha detto che nello "strano mondo di oggi", quando si verifica "una violazione del diritto internazionale", l'Europa "non può sostenerla" perché altrimenti si rischia di essere visti nel mondo come chi agisce secondo "due pesi e due misure" (in inglese doppio standard). Anche perché "la libertà e i diritti umani non possono essere conquistati con le bombe, solo il diritto internazionale li tutela".








