Per la prima volta lo Stato spagnolo riconoscerà ufficialmente come vittime della dittatura le donne rinchiuse nei riformatori del 'Patronato de Proteccion de la Mujer', una delle istituzioni repressive più longeve del franchismo.
Il prossimo 20 marzo a Madrid, il governo consegnerà a 53 di loro dichiarazioni ufficiali di "riparazione e riconoscimento", previste dalle legge sulla Memoria Democratica approvata nel 2022.
Il Patronato fu istituito nel 1941 e rimase attivo fino al 1985, sopravvivendo perfino alla morte di Francisco Franco e ai primi anni della democrazia. Presieduto da Carmen Franco, moglie del dittatore, vigilava sulla "condotta sociale" delle adolescenti considerate "devianti", "cadute o in rischio di caduta", secondo il linguaggio del regime.
Bastava una denuncia alla polizia delle autorità o spesso della stessa famiglia - come non obbedire ai genitori, frequentare troppo la strada, non andare a messa o essere sospettate di omosessualità o anche solo non aderire al modello femminile dominante - per essere internate nei riformatori, gestiti da congregazioni religiose. Senza aver commesso alcun reato. Dopo decenni di silenzio, sempre più donne hanno raccontato la propria esperienza, contribuendo a far conoscere una pagina poco nota della repressione franchista. "E' molto importante che ci si riconosca come vittime del franchismo. Avrebbe dovuto accadere molto prima, ma questo ci consente di fare passi avanti", ha riconosciuto Consuelo Garcia del Cid, passata per vari riformatori e fra le prime a denunciare la sua esperienza. Negli istituti di internamento venivano imposte disciplina, silenzio, preghiera e lavoro, con l'obiettivo di rieducare le 'ribelli' secondo il modello 'Dio, Patria e Famiglia' della dittatura.








