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Ultimo aggiornamento: 13:53
“Gli ho chiesto milioni di volte se fosse innamorato di Manuela, mi ha sempre detto di no”. Con queste parole Valeria Bartolucci, moglie di Louis Dassilva, al momento unico imputato nel processo sull’uccisione di Pierina Paganelli, ha rivendicato la convinzione che il marito non avesse avuto un movente passionale per commettere l’omicidio di cui è accusato. La donna – che è indagata per favoreggiamento e false informazioni al pubblico ministero – conferma poi l’alibi del marito.
La moglie di Dassilva ha rivendicato questa convinzione, rispondendo alle domande del pm Daniele Paci nel corso della nuova udienza al tribunale di Rimini. La deposizione, interrotta due settimane fa, è proseguita con l’esame della Procura cominciato alle 9.30 e terminato alle 12.50 di ieri. Bartolucci ha raccontato dell’esistenza di una sorta di accordo con il marito: “Avevo una certa tolleranza al fatto che non fosse proprio fedele – ha spiegato Bartolucci – L’unico requisito che volevo nella relazione era l’onestà“.
Bartolucci ha poi aggiunto: “Ho sempre detto a mio marito che, qualora lui non si fosse più sentito bene nella relazione e avesse provato sentimenti per un’altra persona, ne avrebbe dovuto parlare onestamente”. Dassilva, come emerso dalle indagini, aveva una relazione extraconiugale con la nuora della vittima, Manuela Bianchi, ma la Bartolucci ha sottolineato: “Secondo me la loro non era una storia d’amore – ha spiegato Bartolucci – se Dassilva voleva andare via con il grande amore della sua vita, le porte erano aperte e nessuno glielo vietava. Era anche indipendente economicamente. Se l’avesse veramente amata l’avrebbe scelta. Non glielo avrei vietato“.






