Roma, 10 mar. (askanews) – “Il problema della partecipazione influirà anche sull’esame del risultato: chiunque vincerà, se vincesse con una bassissima partecipazione, non potrebbe pretendere che al risultato del referendum si attribuisca una grande valenza politica. Certo, una valenza comunque l’avrà, ma dipende anche da quanti la esprimeranno: se andrà a votare una cifra vicina al 50% degli elettori ha un senso, ma sotto il 45% l’influenza dei fattori esterni avrà la meglio su una considerazione di cosa pensano gli italiani della questione”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in un’intervista al Messaggero Veneto a proposito del referendum sulla riforma della magistratura, in programma il 22-23 marzo prossimi.
“Ho visto il post di Meloni che cerca di riportare l’attenzione sul merito del referendum che non riguarda il contrasto tra politica e magistratura o la durata dei processi: si chiede che la magistratura non sia dominata dalle correnti, ma rispettando l’indipendenza vera dei giudici. E se è giusto che i magistrati, PM e giudicanti, siano sulla stessa barca oppure no. Infine, se a giudicare sulle loro eventuali inadempienze debbano essere magistrati scelti dalle correnti o un organo scelto con sorteggio diverso dagli stessi Csm”, ha sottolineato.










