Èarrivato il via libera all’utilizzo di cellule staminali per sbarrare la strada al Parkinson, primo trattamento al mondo di questo tipo. L’ha ottenuto, in Giappone, l'azienda farmaceutica Sumitomo Pharma, con un “sì” condizionato e limitato nel tempo. L'indicazione del trattamento è il miglioramento dei sintomi motori nei pazienti che hanno una risposta inadeguata alle terapie farmacologiche esistenti.

“Questo risultato è frutto di uno studio che rappresenta uno spartiacque nella lotta contro il Parkinson - spiega Paolo Maria Rossini, responsabile del modulo Neuromotoria C e direttore del Dipartimento di Neuroscienze e neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele di Roma –. Parliamo di una malattia per la quale abbiamo, oggi, ottimi farmaci con cui controllare i sintomi, ma nessuno dei quali è in grado di fermarne la lenta e inesorabile progressione. Quindi, è una speranza in più verso una vera e propria cura, teoricamente in grado di debellare, o quasi, questa patologia neurodegenerativa dai libri di medicina”.

Parkinson, un microscopio ultrasensibile per “guardare” nel cervello

Gli studi del Premio Nobel Yamanaka

Dietro il nuovo trattamento ci sono gli studi di Shinya Yamanaka, che 20 anni fa ha scoperto come riprogrammare cellule adulte specializzate in cellule staminali pluripotenti indotte, capaci di diventare qualsiasi tipo di cellula del corpo. Una scoperta che gli è valsa nel 2012 il Premio Nobel per la Medicina. Yamanaka, attraverso l'introduzione dei geni di quattro fattori in grado di attivare e disattivare il genoma, ha indotto le cellule cutanee di un topo adulto a diventare simili a cellule staminali embrionali, che ha chiamato, appunto, cellule staminali pluripotenti indotte (iPS).