L'Imec "è un progetto talmente a lungo termine che non ci sono delle conseguenze immediate, casomai ci sono delle ragioni in più per farlo": lo ha dichiarato l'inviato speciale italiano per l'Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), Francesco Maria Talò, rispondendo a una domanda sulle possibili ripercussioni che la situazione nel Golfo sullo sfondo della guerra in Medio Oriente può avere sul progetto.

"Siamo in una fase del tutto preliminare di visione, di discussione", ha affermato il diplomatico riferendosi sempre a Imec: un progetto di trasporto sostenuto, tra gli altri, da Washington, Bruxelles e Nuova Delhi che potrebbe collegare l'India all'Europa attraverso il Medio Oriente e che diversi osservatori vedono anche come una potenziale risposta americana alla Via della Seta cinese.

"La situazione che vediamo oggi nel Golfo, con la chiusura dello Stretto di Hormoz, aumenta la necessità di avere delle altre opzioni" nelle vie commerciali, "cioè la parola d'ordine è differenziare ed è ormai la parola d'ordine di tutta l'economia globale", sostiene Talò, che in questi giorni è stato a New Delhi per il forum economico e politico Raisina Dialogue. In questi giorni sono stati in India anche tre parlamentari italiani: Lorenzo Cesa (Udc), presidente della delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare della Nato; Simona Malpezzi (Pd), e Paolo Formentini (Lega), anche loro membri della stessa delegazione.