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La vittoria dell’Italia sull’Inghilterra dopo anni di batoste e sofferenze e la giornata particolare del rugby. Che, detto senza la solita retorica, ha dato una lezione al calcio
Voi non sapete amici del calcio quello che noi dell’ovale abbiamo vissuto sabato. Voi che siete persi tra Var, rigori non dati, Marotteleague e qualsiasi altra cosa giustifichi il fatto che la vostra squadra ha perso. Solo che poi la vostra vince anche, per cui tutto si rovescia. Per noi invece è stato sempre diverso: fino a sabato avevamo perso ogni volta quella partita lì, e non c'è mai stato nulla da dire.
E allora vi spiego quel che è successo sabato, se per caso non l’avete sentito: Italia contro Inghilterra, la sfida che secondo tutti i pronostici non avremmo avuto dovuto vincere mai nella vita, almeno la nostra. E infatti la stavamo perdendo, per la trentatreesima volta: sotto di 8 punti e con un giocatore in meno per 10 minuti. Ma il Dio del rugby (perché esiste anche un Dio che gioca con la palla ovale, sappiatelo) a quel punto ha deciso che meritavamo un premio dopo 35 anni di inutili tentativi, di partite a testa alta finite a testa basta, di sberleffi da parte dei tabloid sul fatto che dovevamo tornare da dove eravamo venuti. E avevano ragione in parte, ma sapete che soddisfazione adesso.







