È un ingegnere, Ugo Revello, e si è occupato di bulldozer, costruzioni di dighe, ponti e strade. Ma lo accompagna da sempre la passione per la scrittura, soprattutto quella centrata sui modi di dire piemontesi, a cui ha dedicato già sette volumi. E proprio questo repertorio di “modernariato” linguistico in via di estinzione, è la materia dei tre libri in edicola da oggi con “La Stampa” (ciascuno a 8,90 euro oltre al prezzo del giornale): “Speruma bin”, “A va bin parei” e “As peul nen”.

Come mai tanto interesse per questo argomento?

«Perché mi accorgevo che le persone con cui parlavo piemontese diminuivano sempre di più. Così ho deciso di mettere su carta i detti che avevo sentito. Sono piccole perle di lingua e di mentalità nostrana. Il titolo è in dialetto, ma i capitoli sono in italiano per farli capire ».

Prendiamo un esempio: “Suma bin ciapà”. Che significa?

«Letteralmente sembrerebbe dire “siamo messi bene”, ma in realtà vuol dire l’esatto contrario: “siamo messi male”. È un modo di guardare alle difficoltà con ironia. Si finge ottimismo per dire che la situazione è pessima».