«Tutte le dittature sono destinate a scomparire. Quindi la domanda non è “se” ma “cosa deve succedere” per riuscire a spezzare la spina dorsale di questo regime». La ricetta di David Menashri – fondatore dell’Alliance Center for Iranian Studies, il primo centro accademico israeliano interamente dedicato allo studio dell’Iran – è composta da tre ingredienti: «tempo, una ideologia alternativa e coesione tra le persone». E una nuova leadership? «A un certo punto emergerà. Io credo e spero, quando il giorno arriverà, che possa essere una donna. Perché sono le donne, in Iran, a capo di questa lotta».

Alla fine degli Anni ’70, David Menashri trascorse due anni nelle università iraniane per studiare la società e la politica, proprio alla vigilia della rivoluzione islamica che avrebbe rovesciato lo scià e portato al potere l’Ayatollah Khomeini. Oggi, mentre Israele e Stati Uniti combattono contro la Repubblica islamica, il professore – che è diventato uno dei maggiori studiosi internazionali dell’Iran moderno – osserva il Paese, questa volta da lontano, in un nuovo momento critico della sua storia.

Ripensando a quel periodo, ha notato segnali della tempesta politica che stava per arrivare? E nota qualche parallelismo con lo stato d’animo attuale in Iran?