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Ultimo aggiornamento: 10:15
Tutto vero. È successo quello che tutto il movimento rugbistico italiano inseguiva dal 1991: l’Italia ha battuto l’Inghilterra. Da quando gli Azzurri sfidarono per la prima volta l’Inghilterra in un match ufficiale, i Maestri inventori di questo sport avevano sempre avuto la meglio. Sconfitte sonore e senza replica, altre più o meno onorevoli, alcune anche sfiorate tra primi tempi illusori e tragici capitomboli finali. Stavolta l’Italia guidata dal ct Gonzalo Quesada è riuscita a ribaltare quella storia e a battere l’unica Nazionale del Sei Nazioni che gli azzurri non erano mai riusciti a sconfiggere. All’Olimpico di Roma, davanti a 68.985 spettatori, è stato il momento delle lacrime di gioia e degli abbracci: 23-18 il finale.
La squadra di Quesada rompe così l’ultimo tabù rimasto nel Sei Nazioni, quello inglese. E lo fa con una partita coraggiosa, sporca, difficile da interpretare e che a un certo punto sembrava essere sfuggita di mano. Sul 10-18, invece, con una grande reazione l’Italia si è ritrovata e ha ritrovato smalto, mandando in sofferenza l’Inghilterra nel finale di partita e rimontando con i piazzati di un Paolo Garbisi perfetto dalla piazzola e con la meta di Marin, ispirato proprio da una grande giocata del mediano azzurro a dalle fiammate di Ioane e Menoncello, nominato ‘man of the match’. Del tre quarti ala della Benetton, la meta azzurra del primo tempo che ha dato la spinta giusta agli Azzurri: l’azzurro, dal prossimo anno al Lione, su passaggio di Paolo Garbisi con un’accelerazione fulminante trova il varco tra due avanti inglesi, resiste al rientro di Daly e vola in mezzo ai pali per il 10-5 con trasformazione. L’Italia scrive un’altra pagina memorabile in un Sei Nazioni sempre più esaltante e tornerà in campo sabato prossimo a Cardiff contro il Galles per sognare un altro record: la terza vittoria in un singolo torneo.











