Congedo parentale paritario? Bocciato. Reato di femminicidio? Sì, per la prima volta. Ma senza soldi per la prevenzione. La legislazione contro le violenze sessuali? Via il concetto di consenso, solo perché la Lega ha puntato i piedi. Difficile parlare di diritti, mentre il mondo è sotto le bombe. Ma nel giorno in cui la politica dedicherà slogan per celebrare le donne e le loro conquiste, ripercorriamo alcune delle occasioni perse del governo Meloni (e del Parlamento) per rendere l’Italia più equa e abbattere le discriminazioni.
Via le consigliere di parità
Che sia una coincidenza temporale sfortunata o un atto consapevole, resta il fatto che alla vigilia dell’8 marzo è stato depositato in Parlamento uno schema di decreto legislativo che abolisce le consigliere regionali di parità. Di cosa si tratta? Sono un organismo presente sui territori, punto di riferimento per la segnalazione delle discriminazioni sul lavoro che subiscono le donne. Funzionano? Non sempre e molto avrebbe dovuto essere fatto per aumentarne poteri e competenze. La soluzione del governo Meloni, recependo due direttive Ue, è quello di abolirle per creare un’unica struttura a Roma. “Ma ci saranno anche nuove sezioni che subentreranno alle consigliere e che saranno coordinate dall’organismo”, è corsa a spiegare la consigliera Filomena D’Antini. Il primo atto rimane la fine di un’esperienza che, seppur lacunosa, esisteva. “Una scelta sbagliata”, ha protestato il Pd.







