Un porto che movimenta, secondo stime, almeno due milioni di tonnellate di merci l’anno, garantisce i collegamenti con le isole Egadi e Pantelleria con circa un milione di passeggeri e negli ultimi anni ha iniziato a intercettare anche una quota crescente del traffico crocieristico. A poche centinaia di metri si estende uno degli ecosistemi più delicati del Mediterraneo: le saline di Trapani e Paceco, zona umida protetta e habitat fondamentale per l’avifauna migratoria. È lungo questa linea di costa che si sta aprendo a Trapani un confronto destinato a incidere sul futuro del territorio: la candidatura dell’area al programma MaB - Man and Biosphere dell’Unesco.

Il dossier

Il dossier per il riconoscimento come Riserva della Biosfera punta a valorizzare il sistema ambientale delle saline e delle zone umide tra Trapani, Paceco e Marsala. L’obiettivo è promuovere un modello di sviluppo sostenibile che integri tutela ambientale, turismo e attività economiche tradizionali legate alla produzione del sale. Il progetto è stato presentato pubblicamente lo scorso dicembre, quando il comitato promotore ha illustrato i contenuti del dossier e la perimetrazione preliminare dell’area candidata. La candidatura non è però ancora arrivata alla fase formale internazionale: il dossier dovrà essere trasmesso al Ministero dell’Ambiente e successivamente inoltrato all’Unesco. Secondo la perimetrazione preliminare, l’area della futura riserva della biosfera dovrebbe includere l’intero sistema delle saline e delle zone umide costiere tra Trapani e Marsala, arrivando a lambire anche la fascia urbana e portuale della città. Un elemento che ha contribuito ad alimentare il dibattito sul rapporto tra tutela ambientale e sviluppo dello scalo.