Gli eventi sportivi (l’ultimo, Milano-Cortina) e non solo, stanno evidenziando la dipendenza crescente nelle transazioni, da infrastrutture di pagamento non europee, mentre i pagamenti cashless diventano sempre più digitali e il contante arretra.
Secondo un’indagine sui comportamenti di pagamento dei consumatori italiani pubblicata dalla Banca d’Italia, l’uso degli strumenti elettronici è in aumento, mentre il contante cala. Circa un quarto delle operazioni non ricorrenti avviene ormai online. Il problema è che l’infrastruttura dei pagamenti digitali è in larga parte controllata da operatori privati non europei. È in atto una trasformazione sotto traccia, profonda. Quando il contante perde centralità e i pagamenti diventano prevalentemente digitali, la questione non è più soltanto quale strumento utilizzare (carta, app, wallet) ma chi possiede e governa le reti di accettazione, chi definisce gli standard tecnologici, chi stabilisce le commissioni e le regole di accesso.
Tutto questo mentre nello shadow meeting di giovedì 26 febbraio della Commissione Econ a Bruxelles, non si è trovato un accordo tra i gruppi politici sul nuovo regolamento dell’euro digitale: il relatore del PPE (Fernando Francisco Navarrete Rojas) propone un euro digitale usabile solo offline (con connessione via Bluetooth) mentre altri gruppi vogliono un euro digitale pieno, utilizzabile sia online (smartphone) sia offline e con un ruolo più diretto della Bce.







