PORTOGRUARO (VENEZIA) - L’inchiesta sul sequestro del 48enne ferrarese, prelevato con la forza sotto gli occhi della madre e segregato tra i vigneti del Veneto Orientale, subisce un’accelerazione procedurale che ne cambia radicalmente il peso specifico. Quella che sembrava "solo" una spedizione punitiva per un debito di 500 euro, si sta trasformando in un’indagine di ben più ampio respiro, finendo sotto la lente d’ingrandimento della Direzione Distrettuale Antimafia.
L'orrore del sequestro poi assume contorni ancor più inquietanti: il minorenne denunciato non è un semplice spettatore, ma il figlio del quarantenne arrestato. Insieme al padre, il giovane ha partecipato attivamente al pestaggio del ferrarese, infierendo sulla vittima con una violenza brutale quanto quella dell'adulto.
Ieri mattina, nel tribunale di Pordenone, si è consumato il primo atto formale davanti al gip. Il quarantenne di Portogruaro, accusato di aver orchestrato il blitz e di aver minacciato di restituire la vittima "partendo da un dito", è apparso blindato dietro la strategia della difesa. Assistito dall’avvocato Guido Galletti, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nessuna spiegazione, nessuna giustificazione per quei 200 chilometri di terrore inflitti alla vittima.






