PORTOGRUARO (VENEZIA) - Sequestrato e picchiato davanti all'anziana madre: un 48enne di Ferrara viene liberato tra le campagne di Portogruaro. Nei guai sono finiti un quarantenne e un minorenne. C’è un’immagine che più di ogni altra restituisce il senso di questa vicenda, ed è quella della vittima, ferrarese, che in un annesso agricolo tra le vigne del Veneto orientale ha affidato la propria vita a un segnale GPS. Non a una chiamata, non a un grido - che nessuno avrebbe sentito tra le campagne di Portogruaro - ma a quei pochi bit di dati inviati freneticamente da uno smartphone sottratto alla sorveglianza dei suoi carcerieri.
È il culmine di un giovedì pomeriggio che definire folle è un eufemismo, una sequenza che inizia a Ferrara e termina con un blitz dei Carabinieri, scoperchiando quello che appare un calderone di debiti, usura e violenza primitiva. Tutto ha origine, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, da una cifra irrisoria: 500 euro. Un prestito contratto in un momento di difficoltà economica, una di quelle "ancore di salvezza" che nel mercato nero del credito diventano rapidamente cappi al collo. La vittima, un uomo già noto alle forze dell’ordine, sapeva che la restituzione sarebbe stata pesante: mille euro dopo una sola settimana secondo il suo racconto agli investigatori. Un tasso del cento per cento. Ma il debito, come spesso accade in queste spirali senza uscita, è lievitato a dismisura, diventando inesigibile per chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. Ed è qui che la dinamica economica cede il passo alla cronaca nera più brutale.






