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7 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 15:27
Le accuse di “riciclaggio”, “frode” o “appropriazione indebita” degli aiuti destinati alla Flotilla o alla popolazione di Gaza, riferite dai media tunisini e confermate dai legali, si fatica a prenderle sul serio. Ma non c’è niente da ridere: dopo le botte e l’annullamento degli eventi programmati dalla Flotilla, cinque attivisti tunisini sono in carcere da venerdì 6 marzo e ci resteranno per almeno cinque giorni. Tra loro c’è Wael Naouar, molto noto fin dai tempi dell’opposizione alla dittatura di Ben Ali e oggi punto di riferimento della Global Sumud, che ha largo seguito in Tunisia. Un sesto attivista, secondo fonti locali, è ricercato. Le accuse peraltro somigliano molto a quelle rivolte ad avvocati e operatori umanitari che sostengono i migranti.
L’indagine delle autorità tunisine ne coinvolge anche altri, vedremo come si svilupperà, ma si è già capito che in questa primavera di guerra la Flotilla, pronta a ripartire ad aprile via mare e anche con una carovana via terra, non avrà vita facile nel Paese. Del resto in Tunisia non era stato facilissimo nemmeno l’anno scorso, proprio lì era arrivato il primo attacco con i droni sulle barche in procinto di ripartire verso Gaza. Il presidente Kaïs Saïed avava fatto un po’ di equilibrismo, lasciando campo libero alla Flotilla senza agevolarla, ma ora il quadro sembra essere radicalmente cambiato: se negli ultimi anni Tunisi si era avvicinata a Teheran, nei giorni scorsi Saïed ha condannato gli attacchi iraniani sui Paesi del Golfo in risposta ai bombardamenti israelo-statunitensi.






