Gli affari nazionali e internazionali che pesano maggiormente per le mosse che dovrà fare Trump nel breve periodo, si stanno complicando dal punto di vista socio economico. Entro confine c’è il problema dell’occupazione che è in calo ben oltre le previsioni, mentre perla guerra in corso è un costo finanziario che vale oltre un miliardo di dollari al giorno, a cui si abbina quello ancor più grave del perdite umane statunitensi. La situazione descritta in prospettiva tende al peggioramento, dove il calo dell’occupazione ha nell’AI il detonatore, nel secondo caso al costo diretto si associano gli indiretti in termini di ricadute problematiche con gli alleati del Golfo che - dopo aver costruito una valanga di accordi commerciali con l’amministrazione Usa- si sentivano al riparo da incongruenze straniere che ne limitassero i ritorni propri.

Ne consegue che il Tycoon, ha adesso un impellente necessità di mettere fine al conflitto, entro una massimo delle prossime due settimane con una sostanziale vittoria, non teorica ma pratica, ovvero che il riordino sociopolitico veda interferenza e appoggio di Trump. Parallelemente il presidente Usa dovrà - obtorto collo - ricordarsi dell’area Euro e di quanto e come questa debba avere un diverso ruolo nell’appoggiare le operazioni di Trump a difesa dell’Occidente. Bene ricordare che il conflitto in Iran produrrà un conto salato all’area euro, se si ferma entro i prossimi 15-20 giorni, salatissimo se va oltre, a causa della vulnerabilità energetica del Vecchio Continente e delle sue incapacità per riuscire a definire una politica economica, industriale e internazionale che sia in sintonia con quella Usa, senza però esserne sottomessa, ovvero con pari impegni e responsabilità.