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7 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:00
Verrà l’8 marzo e a Parma, più che altrove, sarà dovere di calendario: festa della donna, tacere e seppellire. È mimosa d’ordinanza. Episodi recenti lo consigliano: settembre 2025, il Tribunale del Lavoro condanna Teatro Due e regista perché il primo avrebbe dovuto denunciare quello che faceva l’altro. Copioni omertosi, maschere e trucco, recitazioni e metafore in una città che debutta e matura carriere del consenso: molestie e violenze ripetute negli anni, decine di attrici sfogano rabbia di una solidarietà ritrovata grazie a due tra loro (Stecchetti e Ombrato) che hanno sfidato il silenzio e hanno denunciato. E’ la città emiliano-parigina in cui tutti sapevano, e sanno, qualcosa di troppo, dove schifiamo Epstein ma il sudiciume di casa è profumo in ampolla.
Parma, città verdiana, cosce di maiale e formaggio grana, eccellenze da mangiare e ingoiare. Come un rospo. La cittadinanza, salvo pochissimi, digerisce tutto e chi digerisce si gusta il quieto vivere di non schierarsi per carriera ruffiana o compromesso. Alla Casa delle Donne di Parma, unica realtà che coinvolge e sprona alla partecipazione, l’ostinazione di non far calare il sipario su quello spettacolo inguardabile che s’è consumato per anni e che in pochi mesi troppa città finge di non sapere – come è uso fare nelle famiglie bene – che fa buon viso a cattive corna o continua a frequentarsi la domenica mattina per una benedizione popolare. C’è anche chi ha scritto una lettera in solidarietà ai condannati: legittimo farlo, come il dubbio di pensare che ognuno sceglie dove gli conviene stare.








